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Pause attive in ufficio: ecco tre esercizi da fare in piedi

📅 13 Settembre 2026✍️ di Redazione Rivosecchi⏱️ 5 min di lettura

Sono le tre del pomeriggio, hai già passato cinque ore sulla sedia e la schiena inizia a fare quella cosa — quella tensione sorda tra le scapole che conosci bene. Alzarsi per un caffè aiuta un po’, ma non è proprio quello di cui il corpo ha bisogno. Quello di cui ha bisogno è muoversi davvero, anche solo per qualche minuto, in modo intenzionale. È qui che entrano in gioco le pause attive.

Cosa sono le pause attive e perché fanno la differenza

Una pausa attiva è una breve interruzione del lavoro seduto in cui ci si alza e si eseguono movimenti semplici — stiramenti, piccoli esercizi di mobilità, qualche passo in più. Non è una sessione di allenamento. Non richiede tuta, scarpe da ginnastica o uno spazio dedicato. Basta lo spazio dietro la sedia.

Il principio è semplice: il corpo umano non è fatto per stare fermo a lungo nella stessa posizione. Quando restiamo seduti per ore, alcuni muscoli si accorciano, altri si spengono, la circolazione rallenta nelle gambe e la concentrazione cala. Spezzare questa immobilità con pochi minuti di movimento aiuta a ridistribuire le tensioni, a rimettere in moto il sangue e a tornare alla scrivania con la testa un po’ più fresca. Se hai dubbi su dolori specifici o problemi posturali che ti accompagnano da tempo, parlane con il tuo medico — le pause attive non sostituiscono una valutazione professionale.

Quante pause e quando farle

Non esiste una formula magica valida per tutti. Come regola generale, molti esperti di ergonomia indicano che alzarsi almeno una volta ogni ora è un buon punto di partenza. Non significa abbandonare il lavoro ogni sessanta minuti in modo rigido: significa semplicemente non aspettare che la schiena protesti prima di muoversi.

Un trucco utile è agganciare la pausa a qualcosa che già fai: quando finisci una chiamata, quando mandi una mail importante, quando il timer del caffè suona. In questo modo la pausa non diventa un’altra cosa da ricordare, ma si inserisce nel ritmo della giornata quasi da sola.

Tre esercizi da fare in piedi accanto alla scrivania

Questi tre movimenti non richiedono attrezzatura, non fanno rumore e si completano in pochi minuti. Puoi farli tutti e tre di fila oppure distribuirli nell’arco della giornata, uno per pausa.

1. L’allungamento del petto e delle spalle

Alzati in piedi, porta le braccia dietro la schiena e intreccia le dita. Spingi delicatamente le mani verso il basso e apri il petto verso l’alto, come se volessi guardare il soffitto senza forzare il collo. Tieni la posizione qualche secondo, poi rilascia lentamente. Questo movimento contrasta la postura chiusa che si assume davanti allo schermo, dove le spalle tendono ad avanzare e il petto a restringersi. Ripetilo due o tre volte, con calma.

2. I sollevamenti sui talloni

Rimani in piedi vicino alla scrivania, appoggia leggermente le mani per l’equilibrio e solleva i talloni da terra portandoti sulle punte dei piedi, poi torna giù con controllo. È un movimento semplice, quasi banale, ma attiva i muscoli del polpaccio e stimola la circolazione nelle gambe — proprio quella che si impigrisca durante le ore sedute. Fanne una serie tranquilla, senza fretta, e sentirai già le gambe un po’ più sveglie.

3. La rotazione del busto

In piedi con i piedi alla larghezza delle anche, porta le braccia a novanta gradi davanti a te e ruota il busto prima verso destra, poi verso sinistra, seguendo il movimento con lo sguardo. La colonna vertebrale, quando siamo seduti, rimane quasi sempre ferma nello stesso piano. Questo esercizio la porta a muoversi in rotazione, sciogliendo la rigidità che si accumula nella zona lombare e toracica. Fai il movimento lentamente, senza strappare.

Come inserirli senza che sembrino una seccatura

Il problema delle buone abitudini non è capire che fanno bene — quello lo sa già quasi tutti. Il problema è tenerle quando la giornata è piena e la testa è altrove. Qualche strategia concreta che funziona nella vita reale:

  • Usare un promemoria visivo: un post-it sullo schermo, un oggetto sulla scrivania che ti ricorda di alzarti. L’occhio lo vede e il corpo risponde.
  • Farlo diventare un rituale di transizione: tra una riunione e l’altra, tra un compito e il successivo. Cinque minuti in piedi diventano anche un modo per staccare mentalmente da una cosa prima di passare alla prossima.
  • Non aspettare di avere “tempo”: la pausa attiva funziona proprio perché è breve. Se aspetti il momento perfetto, non arriva mai.

Con il tempo questi piccoli movimenti smettono di essere qualcosa che “bisogna fare” e diventano qualcosa che il corpo chiede da solo. È quel momento in cui l’abitudine si è davvero radicata.

E se lavori da casa?

In smart working la tentazione di non alzarsi mai è, paradossalmente, ancora più forte. Manca il collega che passa, manca la macchinetta del caffè dall’altra parte dell’ufficio. Il rischio è restare inchiodati alla scrivania anche più a lungo di quanto si farebbe in presenza.

In questo caso le pause attive diventano ancora più preziose, e si possono sfruttare gli spazi di casa: fare due giri del corridoio, scendere e salire le scale qualche volta, uscire per qualche minuto se è possibile. L’importante è che il corpo si muova davvero, non che si trovi in un posto particolare per farlo.

Quante volte al giorno dovrei fare le pause attive?

Non c’è un numero fisso, ma l’obiettivo generale è non restare seduto per più di un’ora di fila. Anche due o tre pause brevi nell’arco della mattina e altrettante nel pomeriggio sono già un buon punto di partenza.

Le pause attive sostituiscono l’attività fisica?

No, non la sostituiscono. Servono a ridurre i danni della sedentarietà prolungata durante la giornata lavorativa, ma non hanno lo stesso effetto di una camminata, di una nuotata o di qualsiasi altra attività continuativa. Le due cose si completano, non si escludono.

Ho mal di schiena cronico: posso fare questi esercizi?

Se hai un problema alla schiena che ti accompagna da tempo, la cosa migliore è chiedere al tuo medico o a un fisioterapista quali movimenti sono adatti alla tua situazione specifica. Non tutti gli esercizi vanno bene per tutti, e un professionista può indicarti cosa fare — e cosa evitare — nel tuo caso.

Redazione Rivosecchi

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